lunedì 23 aprile 2012




Ninna nanne di Cetraro (Cs)
 


Non esiste al mondo cosa più dolce di una ninna nanna cantata da una madre che cerca di addormentare il suo bambino. Essa se lo tiene stretto al petto e, piegandosi sulla sedia, con movimento alternato e celere, ora innanzi e ora indietro, emette canti bellissimi per conciliare il sonno della sua creatura..

Le ninna nanne popolari costituiscono un lascito importante che la "vecchia" generazione ha cercato di trasmettere nel tempo.
Sono canti lunghi e melodiosi caratterizzati da versi intrisi di amorevole tenerezza, ricchi di significato.

Giovanni De Giacomo, folklorista calabrese della seconda metà dell'800, raccolse alcune di queste canzoncine registrate a Cetraro:

                                                          

A Ninna, Ninna ccu la ninna, ninna,

 Tu si' lu juri di li piccininni;
  Tu si' lu juri, tu si' la jurera,
   Tu si' lu juri di la Primavera;
Tu si' lu juri, tu si' lu jurillu
Tu si' lu juri di li piccirilli.

Piccirilla mia di chi m'adduri?

Di rosi, di violi, e jgli e juri.
 Piccirilla mia, m'adduri tantu
Di rosi, di violi e jgli janchi.
 Li rosi nu su fatti, e tu li tieni,
ca ccu l'adduru a mamma tua mantieni;
Li rosi nu su fatti, e tu li puorti,
ca ccu l'adduru a mamma tua cumpuorti.

Duormi, gioiuzza mia, duormi e riposa,
uortu di jgli, e zipala di rosi.
Duormi, ca ti cante mamma tua,
cara ti tena cchiù di l'uocchi sua;
Duormi ca ti cante mammarella,
catina d'aoru miu, fatta ad anella;
Duormi gioiuzza mia, no mi mancadi,
cumi non manca Diu di n'aiutadi;
Duormi, gioiuzza mia, oh, duormi duormi,
ca l'ura è passata di lu suonnu.

Mazzu di juri miu ngarofalatu
n'avisse beni la mamma e lu patri.
Mazzu di juri miu, mazzu d'amenta,
mamma ti chiama a tia figlia cuntenta.

Duormi, bellizzi mia, ad ura bona,
mo' chi ncielu la missa si sona.
Duormi , granizzi mia, ad ura santa
mo' chi ncielo la missa si canta.

Venengi suonnu, oh, venengi, venengi,
duvi sta gioia mia ntartenitingi
Venengi suonnu, e nu la straziandi
ca è piccininna, e nu lu sa contadi.
Venengi suonnu, e nu tardari l'ura,
vienimi a dorme stu mazzu di juri.

Tu va' ppi mari, ed iu ppi la marina,
iu pigliu pisci, e tu curalli fini.
Tu va ppi mari, ed iu ppi mari viegnu,
Tu pigli pisci, ed iu la rizza tiegnu.


Il suono di queste parole fa chiudere gli occhi alla bambina, ma la mamma continua a cantare per assicurarle un lieto sonno.


Lu beni di la mamma chini edi?
E' sta bella mia, e cara la tene;
cara la tene, e cara la tiegn'iu,
cara la tene la mamma di Diu.
Chiudèli l'uocchi tuoi, ca su galanti,
funtana di li petri diamanti:
Chiudèli l'uocchi tuoi, ca su brillanti,
l'ha fatti Gesu Cristu cu li santi.

Ti benedicu li mumenti e l'anni,
l'uri, chi spiennu ppi ti fadi granni;
Ti benedicu la ninna e lu latti,
 Ti benedicu ciò chi t'aju fattu;
Ti benedicu lu latti e la minna,
Ti bendicu bella piccininna.


La bambina sbadiglia e la mamma le fa il segno della croce* sulla bocca: si è addormentata. La donna la guarda dolcemente e dopo averla adagiata nella culla, torna sulla sedia a dondolo, quasi a voler vegliare il sonno di sua figlia.  Attenta ad ogni suono cerca di percepire cosa sogna la piccola.

La mamma diventa così anche custode dei sogni dei bambini. Lei li introduce in quel mondo oscuro e "irrelato" di demartiniana memoria, li accompagna con il canto e aspetta lì il loro risveglio.

La tranquillità percepita dai bambini durante questa melodia li porta inconsciamente ad imitare lo stesso suono e spesso anche il dondolìo quando sono da soli.
Si pensa, infatti, che  il lamento sonoro prodotto in tale circostanza sia da attribuire ad un richiamo a questi canti popolari.




Ciò che una madre canta vicino alla sua culla, accompagnerà un bimbo per tutta la sua vita”.

Henry Ward Beecher







* Credenza popolare che nell'atto dello sbadigliare, possano entrare dalla bocca e, dunque, arrivare all'animo dei bambini, spiriti maligni. Con il segno della croce, si scongiurerebbe tale pericolo.





RIFERIMENTI:

PLASTINO, G.  Ninna nanne di Cetraro di Giovanni De Giacomo in Suoni di carta: un'antologia sulla musica tradizionale in Calabria, 1571 -1957, A.M.A. Calabria, 1997.

 



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5 commenti:

  1. Ora capisco perchè mia nonna faceva il segno della croce ai nipotini quando sbadigliavano! Grazie mi dai molte risposte !

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  2. complimenti vale è bellissimo....;-)
    manteniamo viva la spiritualità delle nostre tradizioni... un abbraccio ;-)

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  3. Grazie per gli apprezzamenti! A presto

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  4. Rileggendo queste ninne nanna, anzi, canticchiandole, sono tornato bambino e mi sono sentito cullare: ho sentito su di me l'alito di mamma, il tepore del suo seno e delle mani sue che mi stringevano al petto.Mi son sentito al sicuro,protetto. Ho sentito il calore inconfondibile del suo affetto, la melodia dolce e soave della sua voce. Poi mi sono bruscamente svegliato. Sono tornato nella mia "giovinezza avanzata", a contatto con la dura realtà e le incertezze dei tempi presenti, e ho capito che eri stata tu, Valentina, a farmi sognare. Grazie da parte mia e da parte dei tanti che leggono e sognano attraverso i tuoi racconti e le tue riflessioni ma tacciono. Forse per non rompere l'incantesimo del sogno che hai fatto loro sognare. Grazie.

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  5. Caro Gino, grazie per le belle parole che hai voluto dedicare al mio articolo.
    Le ricerche che troverai in questo blog sono frutto di attente e accurate analisi del patrimonio delle nostre tradizioni popolari, quelle pure; autentiche. “Tradizione” è concetto che emerge sempre all’interno di una consapevole modernità, comprendere questo punto significa passare, per usare le parole dell'antropologo Richard Bauman, da una “visione naturalistica della tradizione come eredità culturale radicata nel passato, a una comprensione della tradizione come costituita simbolicamente nel presente”. Proprio per questo, metto a disposizione dei lettori, le chiavi di lettura e di interpretazione necessarie per svelare aspetti della cultura popolare spesso di difficile decifrazione ma dall'importanza straordinaria - quali risposte utopiche, ma non utopistiche alla crisi di valori causata dalla massificazione e dalla mercificazione del folclore - affinché tutti noi possiamo contribuire a costruire insieme una "antropologia della contemporaneità". Valentina

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