domenica 12 febbraio 2012



IL MONDO ALLA ROVESCIA

Nel 1965, J. Caro Baroja, il più autorevole folclorista di Spagna, apriva il suo voluminoso libro dedicato al carnevale spagnolo con quest'annuncio: «EI Carneval ha muerto». Anche in Italia, chi avesse seguito le sorti di questa festa negli anni Settanta, ne avrebbe ricavato l'impressione di un rapido ed evidente declino che negli anni Cinquanta vide la sua quasi definitiva scomparsa.
Invece, verso la metà del decennio successivo, si è verificato un grande risveglio.
Le vecchie consuetudini sono state riproposte con maggior vitalità del passato e, di anno in anno, è aumentato il numero dei centri che rispolverano le tradizioni legate a questa festa del mondo alla rovescia, in cui tutto si capovolge; un disordine rituale temporaneo in vista di una solenne restaurazione dell’ordine permanente.  Si rinnova così il rito pagano che accomuna la gente nel condannare a morte un fantoccio di pezza, simbolo delle tristezze quotidiane.
Questo “buffo” comportamento, permesso solo a Carnevale, era da ascrivere ad una sorta di desiderio di riscatto e di rivalsa del popolo, sia nei confronti delle classi sociali egemoni che nei confronti di una condizione storica di sottomissione e soccombenza.
Il termine Carnevale deriva probabilmente dal latino carrus navalis, carro navale, termine reinterpretato con carnem levare (togliere la carne) che, inserendosi formalmente nel calendario festivo cristiano, occupa lo spazio immediatamente precedente la Quaresima (a partire da una data variabile secondo le tradizioni locali: in Basilicata e in Sardegna si parte il 17 gennaio, festa di Sant’Antonio) e termine ultimo è nel rito romano il martedì  precedente al mercoledì delle ceneri, in cui è d’obbligo l’astinenza dalla carne. 
Nel rito ambrosiano invece l’ultimo giorno è il sabato precedente la prima domenica di Quaresima.
Il confronto con la religione cristiana può continuare mettendo in antitesi la Settimana grassa: martedì grasso, giovedì grasso, con la Settimana Santa: giovedì, venerdì e sabato santo, così come la stessa Passione di Cristo, che vede, in alcune tradizioni, la sua contraffazione irriverente nella passione di Carnevale: un re per burla, che alla fine del periodo viene simbolicamente ucciso 1

Il personaggio Carnevale, secondo alcune tradizioni calabresi, consuma un enorme pasto fino all'indigestione. Si chiamano i medici e, Carnevale morente, fa il proprio testamento al notaio e chiede perdono al prete.  Morto Carnevale, Coraìsima, sua moglie, piange il marito defunto. Tutti piangono Carnevale e infine al “fantoccio” viene dato fuoco in piazza.






                                                         Carnevale di Calenzano (FI)


Alla morte di Carnevale segue il suo funerale.

A Borgia, il martedì, un fantoccio viene deposto in una bara portata a spalla da quattro ragazzi vestiti di nero.  Alla fine del paese il corteo si ferma  e il fantoccio viene appeso a un albero. Un ragazzo legge il testamento in cui Carnevale lascia le parti del suo corpo ad alcune persone che seguono il corteo e, al  termine della lettura del testamento, il fantoccio viene bruciato. A Cortale  il lunedì  si gira per il paese  con un uomo impersonante Carnevale , che beve vino in una bara posta su un camion; così anche a Castiglione Marittimo, dove l’uomo deposto nella bara ha il compito di raccogliere  i doni offerti dalla popolazione (vino, salsicce, ecc.).
A Davoli, Pedace, Satriano, Piscopio, si porta in giro il “vecchione”, un pupazzo fatto da un manichino rivestito di stracci che viene poi bruciato in piazza.

La domenica successiva viene portata per tutto il paese Quaresima , moglie di carnevale per essere bruciata anche lei in piazza.  A Francavilla Angitola per le strade del paese vengono portati  entrambi Carnalivari e Coraisima.  Il corteo  è seguito dai familiari che mimano un atteggiamento di cordoglio 2.
Salomone Marino descrive un’antica mascherata siciliana di fine Ottocento che si faceva l’ultima sera di Carnevale, rappresentante la morte del Nonno, cioè di carnevale stesso.
Il corteo funebre piange, grida, schiamazza  mentre procede lentamente:

Ah, Nannu, Ahi, Nannu!  E come facemu senza di tia? Oh, Nannu! E come campamu? Oh, Nannu! Ahi, Nannu!

Particolare è il pianto di “Coraìsima” che, listata a lutto, piange lo sposo strappandosi i capelli con urla strazianti. Dopo la morte del marito, rispetterà un digiuno di quaranta giorni fino al lunedì di Pasqua 3.


Manifestazioni di questo tipo sono state registrate anche in alcune località del Nord Italia.




                                                    Carnevale di Gessopalena (CH)



Carrasegàre, il Carnevale sardo, è però qualcosa di più. Soprattutto nelle zone interne, questa festa antica rappresenta il risveglio della terra dopo l'inverno, e conserva ancora notevoli valori socio-culturali legati al mondo arcaico. Infatti, le tradizioni agricole e pastorali riaffiorano, in tutta spontaneità, dai rituali propiziatori del raccolto.
I festeggiamenti prendono l’avvio il 16 gennaio, quando si accendono i falò in onore di Sant’ Antonio Abate. In tale ricorrenza le maschere più autentiche si danno appuntamento attorno ai fuochi per sbizzarrirsi nei caratteristici balli che si accentuano con il passare dei giorni.
Da ciò ha forse tratto origine l’antico detto “is ballus de sacarapèzza si prànginti in Carèsima” (i balli di Carnevale si piangono in Quaresima) 4.

La nenia funeraria,  il riso, la maschera, i cibi rituali e la dimensione sessuale – orgiastica, in realtà,  rappresentano una strategia culturale di difesa e di riaffermazione della vita stessa: si piange il morto per inneggiare alla vita.  Una parodia che sdrammatizza la morte,  la sfida e la prende in giro; utilizza il fuoco simbolo di vita per bruciare simbolicamente con Carnevale, la miseria di una
società che per un giorno chiede rivincita sulla morte.
Questo rituale che afferma il suo contrario, celebra la liberazione dello spazio paesano ritrovando così purificata coesione. 



 
RIFERIMENTI:

1.  Associazionefinisterre.it
2. P. TOSCHI, Le origini del teatro italiano, Torino, Einaudi, 1955.
3. S. SALOMONE MARINO, Costumi ed usanze dei contadini di Sicilia, Forni Editore, 1879.
4.  Sardegnaweb.it 


IMMAGINI: 

http://web.comune.calenzano.fi.it/portale/schede/ufficio_relazioni_con_il_pubblico/carnevale-medievale-a-calenzano/foto-del-carnevale/fuoco.jpg/view

 http://www.ilsitodi.it/gessopalena/tradizionipopolari/carnevalemorto/carnevale_morte.htm

 



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4 commenti:

  1. Grazie, mi hai aiutato a capire il significato di questo rito a cui ho assistito oggi pomeriggio nella mia città. Non mi spiegavo il motivo per cui il fantoccio Carnevale venisse arso, dopo aver ricevuto la benedizione, cosa questa che strideva con le usanze cattoliche -cristiane adottate per i morti.

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  2. Dopo la morte di Carnevale, in molti paesi viene celebrato anche il funerale con tutti i rituali tipici cristiani di sepoltura.

    L'evento luttuoso viene addirittura annunciato da manifesti funebri recanti le cause del decesso di Re Carnevale.

    In realtà, come spiega bene il post, la tradizione popolare capovolge completamente per un giorno l'equilibrio della società e delle tradizioni religiose.

    Bruciare il pupazzo, è soprattutto sinonimo di positività, di buon auspicio per l'anno appena arrivato. Il Re Carnevale è visto nella ideologia popolare come una vera e propria persona, e per questo meritevole, come tutti, di onori funebri (benedizione, funerale, sepoltura).

    In molte località, al rito del fuoco non fa seguito il funerale, proprio per questo forse la benedizione avviene prima.

    Essa ha una duplice importanza cattolico - popolare: rappresenta una sorta di preghiera per l'anima del defunto con la quale si chiede a Dio di perdonarne le mancanze, ma ha anche lo scopo di "esorcizzare" il ritorno del morto nella comunità dei vivi. Si vuole scongiurare, in poche parole, la paura del cadavere che ritorna, in questo caso di Re Carnevale che è pur sempre un peccatore.

    Curiosità: Nel mondo greco, gli onori dovuti ai morti erano un dovere fondamentale di pietà religiosa in quanto si riteneva che la celebrazione del rituale propiziasse il viaggio del defunto verso l'Ade; si credeva infatti che l'anima di chi non avesse ricevuto giusta sepoltura fosse condannata a vagare senza pace, e perseguitasse quanti non avevano osservato gli obblighi del funerale.


    Spero di essere stata esaustiva, grazie per avermi scritto!

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    1. Si grazie. Complimenti per il blog molto interessante!

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