domenica 5 febbraio 2012



Antichi Giganti in Calabria: la “nuova” Stonehenge?

 Nell’agosto 2002, fu data notizia del ritrovamento a  Nardodipace (VV)  di un sito megalitico straordinario portato alla luce da un colossale incendio che lo liberò dalla selvaggia vegetazione che rivestiva totalmente la zona.
La notizia fece velocemente il giro del mondo: la scoperta aveva dell’incredibile poiché il sito, per via delle dimensioni eccezionali, per la stupefacente conservazione e per la sua apparente natura antropica era stato accostato alle famose costruzioni megalitiche del Nord Europa.
La storia di questi ritrovamenti è strana e curiosa, poiché la loro scoperta ha costituito il coronamento, la chiave di volta di un lunghissimo ed appassionante studio condotto da decenni dall’antropologo Domenico Raso sulle popolazioni pelasgiche presenti nelle Serre Joniche calabresi.

Nel Mediterraneo vissero civiltà progredite già tra il 16.000 e il 9.000 a.C., popoli del mare o Pelasgi così definiti dai Greci per indicare tutti quei popoli che precedettero la popolazione ellenica.
La testimonianza più evidente del loro passaggio in un territorio è l’edificazione delle città ciclopiche, così denominate per la loro cinta muraria realizzata con giganteschi blocchi di pietra poligonali  assemblati senza malta.
La popolazione pelasgica, avrebbe scelto la Calabria per la tumulazione di 110 sovrani della loro stessa stirpe, tratti in salvo nel 6.700 a.C. da un diluvio e trasportati dall’Egitto e dalla Siria fino alle Serre Calabresi.
Tali feretri, in attesa di degna sepoltura, sarebbero stati depositati in una grotta che, secondo attente valutazioni di studiosi e speologi, si troverebbe a Placanica (RC) nella cosiddetta Grotta dei Re.
L’avv. Mario Tolone,  tra gli anni '60 e '70, rinvenne nella zona di Girifalco (CZ) delle statuette e tavolette di pietra e terracotta cosparse di iscrizioni in una lingua iberica simile al basco, utilizzata dai popoli primitivi del Mediterraneo.  Alcune di queste tavolette tradotte dal prof. Domenico Raso di Reggio Calabria, descrivono proprio il rito di sepoltura dei  Re del Mare.
Una delle scritte narra appunto  delle 110 bare dei sovrani che sarebbero approdate presso l’odierna Squillace per poi raggiungere la zona di Placanica e la grotta.  Qui rimasero  oltre 6 anni per poi essere conservate nell’area di Nardodipace.




..... Curiosità
Era anche una società matriarcale, quella pelasgica che frequentava questi luoghi, e ciò si deduce dal simbolo sacro identificativo del culto lunare, un triangolo con il vertice ribassato, che appartenne da sempre a tutti i Popoli del Mare e che ritroviamo nelle incisioni dei reperti Tolone dove, all’interno delle mappe decifrate, sembra voler indicare un luogo preciso, poi identificato con la Piana di Cianu appena sopra Nardodipace.
La raccolta di queste informazioni cifrate, avvenuta quindi molto tempo prima della scoperta dei megaliti di Nardodipace, descriveva con estrema ricchezza di dettagli l’edificazione di quattro città dislocate nel territorio delle Serre Joniche, due costiere e due nell’entroterra montano. Uno di questi luoghi era chiamato la città del Tempio del Sole, un altro la Città della Porta, identificata da alcuni particolari segni grafici e posta in prossimità della Piana di Cianu, stesso luogo in cui sono stati rinvenuti i megaliti.

Alcuni hanno creduto di individuare in questa civiltà quella dei Lestrigoni, popolo leggendario di giganti antropofagi citati nell'Odissea come distruttori della flotta di Ulisse, da riferirsi molto probabilmente all’altezza notevole dei due enormi complessi ritrovati.
La questione riguardante i megaliti rimane tuttavia ancora aperta, anche se negli ultimi anni la teoria sismica ha preso il sopravvento sulla teoria di una ipotetica civiltà che abbia colonizzato questi territori e lasciato un segno quasi indelebile sul territorio.


IL BALLO DEI GIGANTI
Il gigante e la gigantessa, portati a passo di danza per le vie e le piazze del paese durante le feste principali, oltre a ricordare allegoricamente la conquista della libertà del popolo calabrese dai predoni Saraceni e Turchi che per secoli hanno devastato la regione apportando ovunque lutti e rovine, credo vogliano rappresentare in un certo senso anche i primi uomini, i primi abitatori della terra, i Giganti.
Essi rappresentano i progenitori del popolo Calabrese: un popolo forte, fiero, generoso ed orgoglioso delle sue tradizioni e della sua storia.

RIFERIMENTI:

PULIERI, M.  "I megaliti di Nardodipace e la Città della Porta"  - SHAN - NEWSPAPER.COM



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1 commento:

  1. Raffaele Zenardi5 febbraio 2012 18:04

    Il tuo lavoro è al solito affasciante, puntuale e deliziosamente fruibile. Se mi consenti una nota a margine:mi viene spontaneo affermare che bisogna andare molto indietro nel tempo per annoverare dei giganti calabresi - come modelli presentabili per la Calabria.

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